Trust e concordato preventivo

Incentrando ora l’attenzione sulle procedure diverse dal fallimento, l’analisi si focalizzerà sul concordato preventivo, nella consapevolezza che le riflessioni sviluppate in tale ambito si possono ben sagomare anche sull’istituto della ristrutturazione dei debiti.

In tema di concordato preventivo la norma pone l’accento sulla capacità della proposta concordataria di ottenere il favore dei creditori, permettendo al debitore proponente di avvalersi degli strumenti e degli istituti giuridici che egli reputi più consoni al raggiungimento di tale finalità.

In tale ottica, dunque, si pone il problema di rendere l’apporto economico, individuato nella precisata proposta concordataria, intangibile rispetto alle iniziative individuali sia dei creditori del debitore concordatario e sia dei creditori particolari dei terzi che, in qualche modo, abbiano limitato la loro consistenza patrimoniale in favore della riuscita del concordato stesso.

Com’è noto la normativa individua alcune disposizioni volte a rendere insensibile il patrimonio del debitore concordatario rispetto ad eventuali atti che potrebbero essere compiuti dai creditori successivamente alla presentazione della domanda e fino all’omologa del concordato stesso (atto quest’ultimo che di fatto crea su quel patrimonio un vincolo di destinazione). Il problema resta invece evidente per gli apporti più o meno ingenti promessi da terzi e necessari per l’esecuzione del concordato.

Autorevole dottrina ha infatti evidenziato che “gli effetti preclusivi che l’ammissione al concordato preventivo svolge nei confronti di tutti i creditori concorsuali, sino alla fase dell’omologazione, non possono che riflettersi esclusivamente sul patrimonio del debitore, ma non si estendono anche ai beni del terzo. Cosicché le disponibilità patrimoniali che un terzo ritiene di poter offrire per adempiere il concordato preventivo proposto dal debitore, sulla base di una semplice dichiarazione di offerta di beni da parte di quest’ultimo, non si sottraggono alla garanzia generica dei creditori del terzo.” (15)

Il contesto sopra delineato evidenzia, ancora una volta, la problematica inerente l’opponibilità erga omnes della destinazione di un determinato patrimonio a finalità specifiche, palesando altresì come i trust trovino in tali fattispecie un terreno elettivo di applicazione proprio per l’effetto segregativo ad essi connaturato che rende possibile vincolare definitivamente i beni del terzo all’adempimento delle obbligazioni concordatarie (16).

Write a comment:

*

Your email address will not be published.

© 2014 LAWYER & ATTORNEY THEME | MADE WITH LOVE!

logo-footer

STAY CONNECTED WITH US: