Dopo le storiche sentenze del Tribunale di Milano del 25/03/2015 e del 03/04/2015 che hanno dichiarato illegittimo l’anatocismo dopo la sostanziale abolizione ad opera della finanziaria del 2014, senza che ci sia bisogno (così come in un primo tempo si era creduto) delle delibere attuative del CICR, un colpo ancora più duro è stato inferto dalla stessa Cassazione.

Con sentenza n. 9127/15 del 06/05/2015, la Suprema Corte ha decretato il definitivo “stop” alla capitalizzazione annuale degli interessi: non solo quella “trimestrale”, ma anche quella “annuale”, così come, dopo gli ultimi orientamenti giurisprudenziali, le banche avevano iniziato ad applicare per bypassare i divieti e le condanne dei giudici.

È irrilevante, secondo

i giudici della Cassazione, l’arco temporale della pratica scorretta: mancano, infatti, norme e usi che possano legittimarla.

Insomma, ora non ci sono più scuse e non sembrano esserci ostacoli per l’avvio di azioni di massa di risarcimento contro gli istituti di credito onde recuperare il “maltolto” di questi ultimi anni. Chi ha ricevuto un finanziamento, un mutuo, un’apertura di credito o ha avuto semplicemente il conto in rosso si è visto letteralmente prosciugare il portafogli dalla voce “interessi” sul prestito, proprio perché, in contratto, ha firmato la clausoletta che ha consentito alla banca di calcolare, a fine anno, gli interessi non solo sul capitale prestato, ma anche acheter viagra sugli interessi degli anni precedenti.
Ebbene, ora il divieto di anatocismo fa un’altra vittima illustre: dopo la capitalizzazione trimestrale anche quella annuale deve ritenersi illegittima perché non conta l’arco temporale entro cui la banca applica una prassi illegittima che non trova riscontro in alcuna norma né uso.

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