Le finalità perseguibili, anche l’effetto patrimoniale segregativo, con l’istituzione di un Trust possono essere di varia natura; cassafortead esempio: filantropico-caritatevoli; successorie o volte a favorire il passaggio generazionale; dirette a preservare il fondo del trustee da future pretese creditorie o di altra natura.

Resta inteso, comunque, che la “causa” del trust costituirà l’elemento centrale su cui istituire lo strumento e mai si dovrà pensare di istituire trust per finalità illecite o comunque contrarie ai principi generali dell’ordinamento italiano (sottrazione d’imposte, in frode ai creditori o a interessi familiari legittimi, e così via). L’istituto sarebbe, accertando queste fattispecie, facilmente smontabile, con tutte le conseguenze del caso.

COMPORTAMENTI ”ANOMALI” CHE POSSONO NASCONDERE FINALITA’ ILLECITE

1) sotto il profilo soggettivo

– istituzione di trust da parte di soggetti che, in base alle informazioni disponibili, risultano: in una situazione finanziaria di difficoltà o prossima all’insolvenza, ovvero sottoposti in passato a procedure fallimentari o di crisi; gravati da ingenti debiti tributari con l’Amministrazione Finanziaria;

– presenza, a vario titolo, nel trust di soggetti che, in base alle informazioni disponibili, sono sottoposti ad indagini;

– conferimento dell’incarico di trustee a soggetto che, in base alle informazioni acquisite in sede di adeguata verifica, presenta un profilo palesemente incoerente con la complessità dell’attività gestoria richiesta per la finalità del trust;

– reticenza del trustee nel fornire documentazione inerente al trust, con conseguente ostacolo all’individuazione del titolare effettivo e dello scopo del trust;

– coincidenza tra disponente e trustee (cosiddetto trust autodichiarato), tra disponente e guardiano, oppure esistenza di rapporti di parentela o anche di lavoro subordinato fra gli stessi

– frequente rilascio da parte del trustee di deleghe a operare, specie se a favore del disponente o di soggetti a lui prossimi;

– revoca del trustee da parte del guardiano priva di apparente giustificazione;

– finalità del trust che appaiono incongrue rispetto ai rapporti personali, economici o giuridici intercorrenti tra disponente e beneficiari del trust, ovvero tra disponente e beneficiario;

– presenza del disponente fra i beneficiari di capitale o indicazione dello stesso quale unico beneficiario, specie se non risulta chiaramente percepibile la causa istitutiva del trust.

2) sotto il profilo oggettivo

– istituzione del trust per scrittura privata autenticata e/o atto pubblico con ravvicinata ampia modifica dell’atto stesso mediante adozione di diversa forma giuridica (ad esempio, scrittura privata non autenticata);

– istituzione del trust in Paesi o territori “a rischio” (di cui, all’art. 73, comma 3 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 – TUIR), specie se il disponente o un beneficiario è residente in Italia o se il fondo sia costituito anche con beni immobili siti in Italia. Per luogo di istituzione occorre riferirsi a quello di “residenza fiscale” del trust, non avendo rilievo la scelta della legge regolatrice né il luogo di redazione dell’atto costitutivo;

– collocazione del trust al vertice di una complessa catena partecipativa, soprattutto se con diramazioni in Paesi o territori a rischio;

– presenza, nell’atto istitutivo del trust, di clausole che: subordinano sistematicamente l’attività del trustee al consenso del disponente, dei beneficiari o del guardiano, specie in presenza di rapporti di parentela o di contiguità fra trustee e detti soggetti; impongono al trustee l’obbligo di rendiconto nei confronti del solo disponente, specie se questi non figuri tra i beneficiari (addirittura, secondo l’art. 8 della convenzione dell’Aja, l’obbligo di rendiconto è necessariamente verso i beneficiari e un trust che non lo prevedesse potrebbe non essere valido); prevedono il sistematico e ingiustificato utilizzo da parte del disponente di beni conferiti in trust; non risultano comprensibili dal disponente giacché particolarmente complesse;

– costituzione di trust di:

beni la cui consistenza o natura risulti incoerente rispetto alle finalità o alla tipologia del trust;

beni recentemente pervenuti al disponente di cui non sia nota la provenienza, specie nel caso di trust opaco (per trust opaco si intende un trust senza beneficiari di reddito individuati);

aziende con indicazione nell’atto istitutivo del trust di finalità generiche;

attività di gestione da parte del trustee non coerente rispetto agli scopi che il trust dovrebbe perseguire in base all’atto istitutivo;

operazioni di gestione effettuate dal trustee con la sistematica presenza del disponente, del guardiano o dei beneficiari;

frequenti dazioni in favore di nominativi ricorrenti in trust opachi, specie se effettuate verso Paesi o territori a rischio;

dazione al guardiano, a titolo di remunerazione per l’incarico svolto, di cespiti del fondo in trust o di somme non corrispondenti a quelle eventualmente previsti dall’atto costitutivo.

AREA ASSET PROTECTION & TRUST

Info 0519912749

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