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Trust e passaggio generazionale

Posted by daniela caputo | Asset Protection & Trust | Commenti disabilitati
Trust e passaggio generazionale

Venendo da ultimo a trattare l’impiego dei trust nella programmazione dei passaggi generazionali si rileva come tali strumenti siano particolarmente efficaci nel perseguire congiuntamente le seguenti esigenze solitamente manifestate in tale contesto dagli imprenditori (sia essi individuali ovvero come partecipanti di organismi societari) (12):

tutela dell’integrità del patrimonio aziendale, e quindi l’esigenza di preservare il patrimonio aziendale dal rischio di disgregazione (esigenza avvertita soprattutto in presenza di una molteplicità di eredi con differenze sul piano delle capacità imprenditoriali, della propensione al rischio e degli interessi);
tutela del patrimonio aziendale nei confronti di soggetti terzi o componenti indesiderati della famiglia (l’imprenditore teme che soggetti terzi si avvicinino alla famiglia per appropriarsi di parte del patrimonio o che gli eredi

cedano l’azienda ai concorrenti);
scelta di chi tra gli eredi sarà il vero continuatore dell’azienda di famiglia (è particolarmente avvertita l’esigenza di affidare l’azienda a quei successori che dimostrino di avere alte capacità imprenditoriali);
eventuale mantenimento del controllo da parte dell’imprenditore fino alla sua morte.
Il vantaggio derivante dall’impiego dei trust può infatti ben essere colto se si procede a comparare detto strumento con i principali istituti di diritto italiano tradizionalmente impiegati nell’approccio a tale problematica e costituiti: dai patti di sindacato, dalle holding c. d. di famiglia o dai patti di famiglia.

Sviluppando l’analisi comparativa con riferimento, in primo luogo, ai patti parasociali si rinvia a quanto già illustrato nel precedente paragrafo, ribadendo in questa sede la sostanziale inidoneità di detto istituto ad evitare il rischio di disgregazione della compagine sociale a causa dell’effetto meramente obbligatorio ad esso connesso. Di contro i trust, consentendo di indirizzare su un unico soggetto la proprietà dell’intero capitale sociale, permettono di evitare, con effetti reali, la polverizzazione della compagine sociale.

In riferimento all’impiego delle holding di famiglia è invece possibile notare come le stesse vengano impiegate per creare un diaframma tra la società operativa, in cui risiede viagra sans ordonnance il patrimonio aziendale, e la famiglia dell’imprenditore. Tale argine può tuttavia rivelarsi estremamente debole in quanto i problemi conseguenti ad eventuali liti familiari potrebbero ripercuotersi comunque all’interno della compagine sociale della holding stessa finendo poi per intaccare negativamente anche l’attività della società operativa sottostante. I membri della famiglia, quali soci della holding, potrebbero infatti esercitare strumentalmente i diritti tipici delle minoranze stabiliti dal codice civile e quindi potrebbero, ad esempio: impugnare le delibere assembleari, esercitare azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori, denunciare al Tribunale gravi irregolarità nella gestione, ovvero in caso di una holding strutturata sotto la veste di società a responsabilità limitata, esercitare i diritti di ispezione e controllo.

Con l’impiego dei trust è invece possibile isolare ermeticamente le vicende familiari rispetto all’attività d’impresa ovvero alla vita della società, evitando che interessi personalistici possano drenare risorse dal patrimonio aziendale. Ed infatti, in un ipotetico trust finalizzato al passaggio generazionale di una società, i membri della famiglia potrebbero ben avere un ruolo di indirizzo dell’attività del trustee (unico soggetto titolato ad esercitare i diritti amministrativi connessi allo status di socio) il quale in ogni caso (e quindi anche qualora si manifestassero dispute all’interno della famiglia) avrebbe il compito di amministrare la partecipazione societaria avendo principalmente riguardo alla salvaguardia del patrimonio aziendale.

Circa, da ultimo, l’impiego dei patti di famiglia nella programmazione dei passaggi generazionali, si vogliono preliminarmente rimarcare alcuni limiti endemici del precisato istituto, ed in particolare:

la limitazione relativa ai soggetti in favore dei quali può essere effettuato il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni, potendo essere questi solo i discendenti dell’imprenditore;
la limitazione dell’oggetto del trasferimento, che non può essere costituito da partecipazioni di minoranza;
la necessità del consenso unanime dei legittimarî;
la problematica dei legittimarî sopravvenuti che, a determinate condizioni, possono condurre all’annullamento del patto.
Pur volendo sorvolare sui precisati limiti, che già da soli valgono a porre in secondo piano il patto di famiglia rispetto ai trust, occorre porre in evidenza che l’utilizzo dell’istituto disciplinato dal codice civile può portare ad un notevole impegno finanziario. È noto, infatti, che il soggetto ricevente l’azienda o la partecipazione di controllo ha l’obbligo di liquidare, agli altri membri della famiglia, le rispettive quote di legittima, mentre in un trust avente ad oggetto esclusivamente l’azienda ovvero partecipazioni azionarie non è richiesto alcun esborso finanziario se non nei limiti delle eventuali (13) imposte indirette da assolvere sull’atto di donazione.

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