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Procediamo ora ad una disamina sulla fiscalità ai fini delle imposte dirette dei TRUST e del loro utilizzo quale strumento per eventuali forme di ottimizzazione fiscale a confronto con l’utilizzo di strumenti societari classici, quali ad esempio le holding di partecipazione, fatto salvo ovviamente l’effetto principale tipico del trust che consiste nella segregazione dei beni in esso confluiti,  in forza del quale essi non sono escutibili da parte di eventuali creditori del disponente.

Ovviamente si ritiene doveroso sottolineare che gli aspetti fiscali ed eventuali vantaggi, non dovrebbero rappresentare l’unico motivo per istituire un trust.

L’ Amministrazione finanziaria, difatti, ai sensi dell’art.37 bis D.p.r. 600/73 potrebbe disconoscere gli effetti della segregazione dei beni in trust qualora lo stesso sia costituito con l’unico obiettivo di elusione fiscale.

L’Amministrazione finanziaria è intervenuta sul tema del Trust con due circolari la 48/E e 
la 61/ e del 27 dicembre 2010.
Con la circolare 48/e l’Agenzie delle Entrate ha ribadito la soggettività tributaria dei trust, estendendo allo stesso l’imposta tipica della società (IRES), DEGLI ENTI COMMERCIALI E DEGLI ENTI NON COMMERCIALI.

Individuando, ai fini della tassazione due categorie di trust, “trasparenti” e “opachi”: la prima con beneficiario di reddito individuati, i cui redditi sono imputati per trasparenza direttamente in capo ai beneficiari, la seconda senza beneficiari di reddito individuati i cui redditi sono attribuiti direttamente in capo ai trust. E’ tuttavia possibile istituire un trust al contempo opaco e trasparente, disponendo che parte dei redditi sia ai beneficiari individuati , parte del reddito sia accantonata in trust.

A questa differenziazione si aggiunga quella, già’ vista, che differenzia i trust in commerciali ed in non commerciali.


E’ altresì doveroso, a questo punto menzionare nuovamente che è vigente nel nostro ordinamento tributario un norma, ossia l’art. 4 comma 1 lettera g, del d.lgs. 344/2003 che disciplina la tassazione dei dividendi percepiti dagli enti non-commerciali, cioè la natura di una larga fetta dei trust istituiti, la quale recita che gli utili percepiti, anche nell’esercizio d’impresa, dagli enti non-commerciali, non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto esclusi nella misura del 95% del loro ammontare.

Fatte queste premesse si metterà a confronto la tassazione di un trust che detenga partecipazioni in una società di capitali s.r.l.( società X ) rispetto al fatto che dette partecipazioni siano detenute da un holding di precisazioni s.r.l., ipotizzando che da dette partecipazioni siano ottenuti dividendi o altresì’ che le stesse possano essere cedute con realizzo di plusvalenze.

Ipotizzando altresi’ che:

  • sia la holding s.r.l. che il trust siano soggetti residenti;
  • il trust sia ente non-commerciale;
  • le partecipazioni detenute abbiano i requisiti della partecipation exemption;
  • i soci della s.r.l. ed i beneficiari del trust siano tutti persone fisiche residenti;
  • l’aliquota marginale irpef sia del 43%;
  • Le partecipazioni nella holding da parte dei soci persone fisiche siano tutte qualificate;

 

La società X distribuisce dividendi per euro 100.000.

Dividendi percepiti dalla Holding s.r.l.

1) Dividendi distribuiti; € 100.000
2) Imponibile Hoding s.r.l. (5%) € 5.000
3) Imposta IRES Holding (27,50% di 5.000) € 1.375
4) Dividendo distribuito da holding netti imposte € 98.625
5) Imponibile IRPEF soci ( 98.625 49,72% ) € 49.036
6) Imposta IRPEF soci ( 49.036 43% ) € 21.085
TOTALE IMPOSTE HOLDING E SOCI € 22.460

 

Ora vediamo i dividendi percepiti dal trust opaco non-commerciale

1) Dividendi distribuiti € 100.000
2) Imponibile trust (5%) € 5.000
3) Imposta IRES trust ( 27,50% 5.000) € 1.375
4) Erogazione ai beneficiari imposte € 98.625
5) Imponibile ai beneficiari € 0
6) Imposta beneficiari € 0
TOTALE IMPOSTE TRUST E BENEFICIARI € 1.375

Ora analizziamo il caso in cui la holding e il trust realizzino una plusvalenza di euro 100.000 per la cessione della partecipazione qualificata nella società X, e poi detta plusvalenza sia distribuita ai soci della Holding o ai soci beneficiari del trust, soci le cui partecipazioni siano qualificate.

 

Plusvalenze realizzate dalla Holding

1) Plusvalenze realizzate € 100.000
2) Imponibile Holding s.r.l.(100.0005%) € 5.000
3) Imposta IRES Holding ( 27,505.000) € 1.375
4) Dividendo distribuito da holding netto imposte/td> imposte € 98.625
5) Imponibile IRPEF soci/td> € 49.036
6) Imposta IRPEF soci/td> €21.085
TOTALE IMPOSTE HOLDING s.r.l. E soci ( 1.375 + 21.085) € 22.460

 

Plusvalenze realizzate dal trust opaco non commerciale che detiene partecipazioni come socio non qualificato

1) Plusvalenze realizzate dal trust € 100.000
2) imponibile IRES trust ( 100.000  49,72%) € 49.720
3) Imposta IRES trust ( 27,50%  49.720) € 13.673
4) Erogazione ai beneficiari € 86.327
5) Imponibile beneficiari € 0
6) Imposta beneficiari € 0
TOTALE IMPOSTA TRUST E BENEFICIARI ( 13.673 ) € 13.673

 

Riepilogando le situazioni sopra proposte è chiaro come il trust consenta di ottenere un vantaggio fiscale in termini di tassazione rispetto ad una società holding, sia nel caso di percezione dei dividendi sia in occasione di realizzazioni di plusvalenza.

Dividendi qualificati percepiti da holding imposte 22.460 22,46%
Dividendi qualificati percepiti da trust  imposte 1.375 1,37%
Plusvalenze qualificate realizzate da Holding imposte 22.460 22,46%
Plusvalenze qualificate realizzate da trust imposte 13.673 13,67%

E’ facile dimostrare come le stesse conclusioni si potrebbero ottenere nei casi di trust trasparente e/o partecipazioni e/o dividendi cd non qualificati.

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